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Oriolo Romano. Un borgo da raccontare

a cura di Francesco Mancuso

Presentazione di E. Rallo – Prefazione di S. Lechiancole – Nota introduttiva di S. Risse – Introduzione e Lettera a Emiliano di F. Mancuso

Fogli di vita n. 18, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2018, pp. 180, Euro 12,00

         Se dovessimo raccontare la storia di Oriolo Romano secondo le categorie dello “storytelling”, gli ingredienti non mancherebbero di certo. Si potrebbe iniziare così: “C’era una volta un re illuminato che volle fondare il suo regno ideale tra boschi incantati e magici terreni. Chiamò a raccolta capannari provenienti da altri luoghi e, nel corso degli anni, per scegliere la bella tra le belle dovette combattere contro il temibile drago di San Giorgio …”, per proseguire fino ai giorni nostri mescolando, così, realtà e fantasia.

         Il nostro “acchiappa parole” biografo di comunità Francesco Mancuso, invece, lo fa con lo stile che più gli appartiene e seguendo le linee-guida della “Libera Università d’Autobiografia” di Anghiari. Come per la “Narrative Based Medicine”, raccontare di sé, recuperare la memoria del proprio passato è diventata, nel corso degli anni, “terapia” ma – soprattutto – uno strumento conoscitivo fondamentale per ri-tracciare storie che si credevano già note ed esaustive.

         In quest’epoca di presenzialismo social e digitale, dove il confine tra realtà e finzione, tra vita reale e virtuale è sempre più labile, è da apprezzare ancora di più la disponibilità delle persone intervistate a raccontare squarci della loro vita, flashback della loro infanzia, restituire – nel descriversi – anche momenti intimi di dolore, di sofferenza, di povertà, di disagio. Il risultato finale è di notevole pregio: il testo si legge piacevolmente anche grazie agli artefici descrittivi ed emozionali del nostro maestro scribacchino; ma, soprattutto, le fitte pagine suscitano curiosità e domande cui, inevitabilmente, si dovrà dare seguito. Dodici sono state le testimonianze raccolte come in una scala musicale maggiore passando per i diversi diesis e bemolle: ciascuno con la sua tonalità, con il suo registro, con il suo timbro più o meno acuto restituendo, però, nell’insieme un’immagine armonica e corale.

         L’appartenenza a una comunità nella diversità.

         Al di là del discorso “locale” o “campanilistico” (che pure ha una sua valenza e importanza storica e storiografica) ciò che ci dovrebbe far riflettere – dopo aver assaporato e quasi sentito profumi, colori, suoni, voci, odori – sono le “tematiche”, le varie “esperienze”, individuali e comunitarie, che le parole dei protagonisti ci lasciano in eredità. Così come alcuni “refrain” che, in maniera più o meno inconscia e, quindi, doppiamente significativi per il tessuto sociale, civile e produttivo del paese, hanno fatto da sfondo in diverse interviste. Solo per citarne alcuni: la fonderia Giampieri, il periodo bellico e il dopoguerra o i luoghi simbolo di questo paese, soprattutto architettonici – in primis il “Palazzo Altieri” – o naturalistici come la Faggeta, la Mola e Villa Altieri.

         Azzardandoci a percorrere un discorso più generale e che esca fuori dai confini territoriali – spaziali e temporali – di Oriolo Romano potremmo dire che “l’Italia è una Repubblica fondata sui comuni”.  Proprio partendo dalle esperienze dei piccoli centri, credo, sia possibile e urgente – oggi – ridisegnare la storia passata di questo Paese mediante la ricerca sempre più scientifica e costante di una memoria storica locale condivisa. Nello stesso tempo cercare di tracciare (o almeno tentare) le nuove coordinate di quello che potrebbe essere un futuro più sostenibile per le nuove generazioni (grazie anche a iniziative culturali di vario genere che possano diventare “volano” per favorire sempre più la partecipazione dei cittadini, di tutti i cittadini, ai vari processi di trasformazione e di evoluzione delle varie comunità in cui si vive).

         Tentare di ritrovare quegli spazi di socialità e di umanità che non sostituivano la piazza, il bar o la fraschetta, ma erano di fatto “agorà” di condivisione e di compartecipazione. Esercitare e fare “memoria” è un atto morale dovuto e, nello stesso tempo, un atto politico nel senso più nobile di questo termine.

         “Di questo ne sono certo. Se apriamo una lite tra il presente e il passato, rischiamo di perdere il futuro” … così diceva Winston Churchill.

Brunella Bassetti

(Chi ha scritto queste brevi note è legata per discendenze familiari e affettive al borgo narrato in questo delizioso e prezioso volume. Spero di esser riuscita a mantenere il giusto distacco e obiettività e quella dose di onestà intellettuale cui non bisogna mai rinunciare).

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