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Valentino Zeichen. Foto di Toccaceli

Valentino Zeichen. Foto di Eric Toccaceli

 

Aedo ammutolito

 

a Valentino Zeichen

come un valoroso guerriero omerico

che ancora e sempre rifulge

 

1 –

 

Aedo ammutolito ma sempre eroico,

giaci qui spogliato di lingua e armatura,

come un valoroso guerriero omerico

che ancora e sempre rifulge: anche

nella cattiva sorte… E resti assiso,

sbalzato in un solerte letto ospedaliero,

monitorato, terapizzato “intensivo”,

come Aiace ferito, Odisseo sfiorato

da un dardo terribile; peggio: Diomede

disarcionato dai suoi stessi cavalli!

 

 

2 –

 

Forse il tuo ictus fu deciso lassù

in alto – ma attenzione, no, non in cielo,

bensì a ridosso del Cielo, forse quasi

in Olimpo, dove gli dèi s’annoiano,

fugano con amori le chiacchiere,

romanzetti e intrighi: amor vincit

omnia… Non sei, non eri Paride, ma

sempre e giustamente premiasti Venere,

non Giunone o Minerva – Venere.

“Talune donne mi scambiano / per

un fuoco di Sant’Elmo, / altre, per uno

di paglia; / certe, per una lampada votiva.”

 

3 –

 

Stupida Sorte. Leso proprio nel linguaggio

in cui eccellevi, meritasti il lauro, trionfi

duraturi e acclarati! Sliricati lirismi! Tutti

poi relegati, tralasciati nel Museo interiore

che ti racconta: fra baci e quadri, cuori

spezzati, bandiere, ludibri e consensi…

Ed ora, al San Camillo, dignitoso ospedale

nazional-popolare, nato dalla retorica

fascista, che lezioni di Storia potrai più

tenere, alludere alle belle infermiere

sempliciotte che già san tutto di questo

strano (per loro), silente e fascinoso poeta

arcinoto, che amici e amici, allarmati,

visitano d’affetto e domande, o rassicurano

con frasi oh molto stupide per la Sua saggezza!

 

4 –

 

La tua onestà, Valentino, la tua coerenza

ci parla anche ora, che malgré toi limiti

il dialogo a un’occhiata profonda, al sorriso

che ti rinasce a commento, ammonizione,

sbuffo autoironico, Weltanschauung redenta

d’ogni bruttura… Quella di questo mondo

cinico e baro, ahinoi, e che non merita

né i poeti né le loro parole – le tue che

sulla pagina restano; ed ora in cento esperte

rughe d’espressione, nell’avvenire d’ogni

orizzonte empatico: “In origine gli angeli /

erano le guardie / del corpo di Dio, /

inviati sulla terra / per fare le spie.”

5 –

 

Quando si poteva conversare, sulla Realtà,

tu fosti artista d’ogni discettazione, o

Metafisica tascabile che dir si voglia:

“La vita svanisce nell’attesa / che i

padrini pubblicitari / combinino per voi

dei duelli / con lo sporco impossibile, /

che rinvia sempre la sfida”… “Cittadini!

per la comune salvezza, / vi esorto a

inaugurare ‘L’era del grigio’”… Questa sì,

sempre possibile! “… Dèi dal caos vinti /

simili a stelle spente / nel frattempo

estinte / a noi ancora apparenti.”…

 

 

6 –

 

Ché la Bellezza è stanca, è stracca – tu

ne sei l’alfiere, sempre ne fosti il pungente,

illuminato aedo, infastidito d’ogni Retorica –

ed ora sdraiata, ingabbiata di cure mediche

riposa la giusta gloria e i suoi mille dolori

d’Epochè… Valentino che per cognome

hai “il Segno”, lo Zeichen, tedesco stigma

di Kultur e profezia – classica o futuribile

nello stesso modo, per lo stesso motivo…

Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio.

 

 

7 –

 

Perché Roma non è più Caput Mundi, se

il mondo come l’Idra ha mille teste…

globalizzate quanto l’arte che più non ami –

tu vero artista che adesso (momentanea/mente,

ti prego!) non hai più parole… Ma se non le

ritrovi, quale altra poesia aggiungeremo

alla Poesia che è stata? – che amammo e

tu onorasti come s’ama una Musa, Le si

confessa misterici: “Per una più oscura ragione

/ arde il mio cuore”…

Torna quindi a chiedere

Oh! Valentino vestito, spogliato di nuovo

le parole al cuore, e taci, se vuoi, ma solo

risanato, nella finzione che ci premia vivi.

 

 

(Roma, 22/24 aprile 2016)

 

Plinio Perilli

 

 

NOTA

Il cognome di Valentino Zeichen (nato a Fiume, oggi Rijeka in Croazia, nel 1938, vive a Roma dal 1950), in tedesco significa “segno”…

Museo interiore (1987), Metafisica tascabile (1997) e Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio (2000), sono titoli di alcune sue raccolte, forse tra le più intriganti. Lo stesso dicasi di alcuni brani citati, tratti da sue poesie. Nell’ordine: “Talune donne mi scambiano” (da “Ardore”, in Metafisica tascabile); “In origine gli angeli” (da “Angeli 1”, in Poesie 1963-2003); “La vita svanisce nell’attesa” (da “Apocalisse per acqua”, in Gibilterra); “Cittadini! Per la comune salvezza” (da “Apocalisse per acqua”, cit.); “Dèi dal caos vinti” (da “Angeli 1”, cit.); “Per una più oscura ragione” (da “Ardore”, cit.).

Valentino Zeichen

Nato a Fiume, oggi Rijeka in Croazia, nel 1938, vive a Roma dal 1950. Costretto subito dopo la guerra ad abbandonare la città natale insieme con gli altri profughi istriani, ha frequentato a Firenze le scuole tecnico-commerciali, senza peraltro conseguire il diploma. Ha viaggiato a lungo, in Europa e in Africa, esercitando svariati mestieri (tipografo, fattorino, verniciatore). Nella capitale ha lavorato in varie gallerie d’arte, realizzando numerosi collages e scrivendo introduzioni a cataloghi di mostre. Ha studiato recitazione teatrale presso l’Accademia Sharov di Roma.

Opere poetiche

Area di rigore, Cooperativa Scrittori, Roma, 1974; Ricreazione, Società di Poesia – Guanda, Milano, 1979; Pagine di gloria, Guanda, Milano, 1983; Museo interiore, Guanda, Parma, 1987; Gibilterra, Mondadori, Milano, 1991; Metafisica tascabile, Mondadori, Milano, 1997; Ogni cosa a ogni cosa ha detto addio, Fazi, Roma, 2000; Poesie 1963-2003, Oscar Mondadori, Milano, 2004; Neomarziale, Mondadori, Milano, 2006; Aforismi d’autunno, Fazi, Roma, 2010; Casa di rieducazione, Mondadori, Milano, 2011; Poesie 1963-2014, Oscar Mondadori, Milano, 2014;

Opere narrative

Tana per tutti, Lucarini, Roma, 1983; Il testamento di Anita Garibaldi, Fazi, Roma, 2011; La sumera, Fazi, Roma, 2015.

Opere teatrali

Apocalisse nell’arte, Edizioni della Cometa, Roma, 2000; Matrigna, il notes magico, Padova, 2002.

Plinio Perilli

Nato a Roma nel 1955, ha esordito come poeta nel 1982, pubblicando un poemetto sulla rivista “Alfabeta”. La sua prima raccolta è del 1989, L’Amore visto dall’alto (finalista quell’anno al Premio Viareggio). Seguono i “racconti in versi” di Ragazze italiane (1990). Chiude una sorta di trilogia della Giovinezza con il volume Preghiere d’un laico (1994), che vince vari premi internazionali: il Montale, il Gozzano e il Gatto. È anche critico e saggista, curatore di molti classici, antichi e moderni, nonché di un’apprezzata antologia interdisciplinare, Storia dell’arte italiana in poesia (1990).

   Presentati da Giuseppe Pontiggia, i Petali in luce (1998) sono un vero e proprio calendario lirico-emotivo, ma anche snodo stilistico ed epocale. Dello stesso anno un grande studio sul ’900 italiano in rapporto all’idea di Natura (Melodie della Terra. “Il sentimento cosmico nei poeti italiani del nostro secolo”). Una raccolta antologica delle sue poesie, Promises of Love (Selected Poems), è stata tradotta in inglese da Carol Lettieri e Irene Marchegiani, ed editata a New York nel 2004 presso le Gradiva Publications della Stony Brook University.

   Ricordiamo anche un suo vasto, intrecciato compendio sui rapporti fra il cinema e tutte le altre arti (Costruire lo sguardo. “Storia Sinestetica del Cinema in 40 grandi registi”, 2009), per rendere finalmente omaggio a tutte le magiche sinestesìe che intrecciano e irradiano, insieme, l’ispirazione e l’immaginario.

   Ultimo nato, un vasto canzoniere – quasi un romanzo in versi – sull’Amore in tutte le sue sfumature e sfaccettature, dedizioni e rivoluzioni: Gli Amanti in Volo (poesie 1998-2013), 2014.

 

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