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In questo mese di agosto 2015 i lettori di “Lettere migranti” troveranno qui una scelta di “inviti alla lettura”.  Il secondo appuntamento è con La canzone del sangue di Giovanni Ricciardi.

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Giovanni Ricciardi, La canzone del sangue, Fazi editore 2015
Nota di lettura di Anna Maria Curci

Quanto è vera la vita di carta? Quanto dolore deborda dalle righe di un pentagramma, magari oltre le intenzioni di chi ha trascritto, trasposto e consegnato all’interprete, al lettore, all’ascoltatore, all’esecutore? Quanti significati, ancora, serba, nasconde e svela ai cercatori, aruspici e minatori, il  verbo latino tradere?
Sono domande, queste, che Giovanni Ricciardi sa far emergere, istigando la ricerca di risposte, nella sesta indagine del commissario Ottavio Ponzetti, La canzone del sangue. Punto di partenza sono testo e melodia di una canzone, le cui strofe dell’originale sono riportate nell’esergo della prima parte, e che è nota come canzone popolare siciliana per eccellenza: Vitti na crozza. Ottavio Ponzetti si trova a fronteggiare richieste di aiuto, segreti, antiche e nuove storie, enigmi e rancori, quasi suo malgrado, perché in Sicilia, teatro delle vicende, si trova in ferie con la famiglia al completo. Allora, si chiederanno i lettori affezionati a Ponzetti, dove è finita Roma, dove le sue vie e i suoi colori, la sua afa e il caldo umido? Roma ci sarà, in un ponte reale e ideale, ci saranno perfino l’avvocato Galloni e il suo cane Socrate. Ci sarà, eccome, il fido Iannotta, con il suo romanesco misto di saggezza e di ovvietà; interverrà perfino, come scopriranno i lettori, il commissario Montalbano.
Il mondo plurale, di lingue, idioletti, etnie, radici, gerghi e strati sociali, al quale Giovanni Ricciardi ci ha introdotto, si arricchisce qui ulteriormente, e lascia prevedere sviluppi futuri, nuovi ingressi nel mondo degli affetti.
Torna a schiudere l’accesso ai suoi misteri il potere della musica; il basso continuo della poesia si manifesta con voci che spaziano da Omero ai cantautori italiani, passando per Dante e Dylan Thomas.
Terminata la lettura del libro, dal quale, anche stavolta, non ci si stacca, dopo aver mollato gli ormeggi, se non quando si approda alla meta stabilita dall’autore-nocchiero, torna la domanda sostanziale, che Ottavio Ponzetti e Mario Iannotta ‘fomentano’ tra il serio e il faceto nel corso del romanzo: quanto è vera la vita di carta? E, ancora, quanto è vera la vita del sogno? A questa domanda ha dato risposta, nella letteratura, un altro ‘personaggio di carta’, Albertine di Doppio sogno di Arthur Schnitzler. Un’altra significativa risposta, insieme a un tascapane con ulteriori domande, si trova ne La canzone del sangue di Giovanni Ricciardi. Dunque, con la “bisaccia del cercatore”, buon viaggio e buona lettura.

Anna Maria Curci

La nota di lettura è stata pubblicata il 16 luglio 2015 su Poetarum Silva, qui

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