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Li ho rivisti qualche giorno fa, quei viali di Ruvo di Puglia dove sono cresciute insieme, al suono delle mandorle messe ad asciugare e puntualmente ‘arate’ dai bambini messi a guardia ciascuno delle proprie (Sotte u saule estèive du Sud, in Pugliamondo) musica e poesia di Vincenzo Mastropirro. Tra qualche giorno uscirà la sua raccolta Poèsìa spàrse e sparpagghiòte, Poesia sparsa e sparpagliata (CFR edizioni). Oggi, nel giorno del compleanno di Vincenzo Mastropirro, invio anche dalle Lettere migranti il mio augurio, insieme a un’anteprima della prefazione e delle postfazione del volume. (amc)

Ogn’e iune spicce addò accummìénze.
Ognuno finisce dove comincia.

dalla prefazione di Nicola Pice

[…] È così che il testo, musicalmente misurato, suscita sensazioni e la sua poesia si leva cristallina , con i suoi pensieri e le sue proiezioni segrete, espressi con lucida ebbrezza e acuta sensibilità per i sentimenti fondamentali dell’esistenza: la malinconia dei giorni abrasi dal tempo, la consapevolezza del proprio fluire dell’esistere, l’irrisolvibile rimpianto, la stanca attesa del nulla, la lucidità di un clown che si compiace della sua ipocrisia, la nebbia dell’indistinto, lo sfarinarsi del tempo che richiama alla propria fragilità, la sottile leggerezza della quotidianità, l’eterno enigma dell’esistenza, l’inferno della vita che è più inferno di quello biblico, gli assalti della memoria, il senso della finitudine e il sogno della libertà, il volare dell’anima libera verso il sogno o l’afferrare i sogni che si inseguono senza la pretesa di fissarli sulla pagina di diario che resterà sempre bianca e vuota, lo smarrimento di sé sino ad annegare nel lago di straziata estraneità, l’anelito a non buttare mai via l’anima che va sempre rattoppata come con i calzini d’un tempo irrimediabilmente perduto […]

dalla postfazione di Anna Maria Curci

[…] Il ruvese e Ruvo sono officina, osservatorio e punto di partenza per portare lo sguardo acuto e la lingua che si oppone alla vulgata, questa sì sonnecchiante e appagata, in altri luoghi, immaginari e reali, a smascherare, a denunciare, come avviene nel componimento L’arie, che racconta di Taranto e della sua aria appestata, ‘mbracedèite, “infradiciata”. Consuetudini e figure ricorrenti nel paese – la banda, innanzitutto, la processione, i riti sociali, i tipi umani – diventano poesia, circense e teatrale, con i tratti della ‘moralità’ medievale e del dramma barocco, musicale con le arie d’opera e il suono degli strumenti a percussione e a fiato.  Vincenzo Mastropirro è musicista – il flauto è il suo strumento – e compositore. Questo dato non può, non deve essere separato dalla sua dimensione di poeta. Dal “fiato che s’accarna”, che trasforma in musica “ogni vibrazione”, prende vita una rappresentazione che tutto e tutti tocca […]

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